...appunti...

«Preferirei predire in piena libertà, indagando sulla natura, ciò che sarà utile a tutti, anche se nessuno dovesse capirmi piuttosto che, adagiato sui pregiudizi, godermi la lode che mi potrebbero tributare le folle.» Epicuro 





mirato *loading* volte
shiny...from 5/9/05
«Desidero attaccare ed essere trucidato,
e poi attaccare ed essere trucidato,
e ancora attaccare ed essere trucidato».
Osama bin Laden, citando il Profeta
Nel febbraio del 1998, bin Laden e il suo vice, Ayman al Zawahiri, annunciarono di aver fondato una nuova organizzazione, il Fronte islamico internazionale per la jihad contro gli ebrei e i crociati.
Il clan saudita al Ghamdi, di cui quattro giovani seguaci, Hamza, Ahmed, Saeed e Ahmed al Haznawi, sarebbero stati i "soldati di fanteria" nei dirottamenti.
Ramzi Mohammed Abdullah Ornar - nome con cui Binalshibh era noto alle autorità tedesche - aveva fatto perdere le sue tracce. Era appena venuto a sapere che la delibera in merito all'appello contro il rigetto della sua richiesta di asilo politico era stata negativa. Rendendosi, quindi, conto che avrebbe rischiato di essere espulso, preferì allontanarsi segretamente da solo per poi rientrare in Germania ancora nel dicembre 1997 con un visto di entrata rilasciato da un paese Schengen. Questa volta il suo nome era Ramzi Binalshibh.
(I visti Schengen sono stati introdotti il 26 marzo 1995 dai seguenti membri della UÈ firmatari del Trattato di Schengen: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia. Un qualsiasi visto Schengen rilasciato da un'ambasciata o da un consolato dei paesi sopra elencati autorizza il possessore a spostarsi liberamente sul territorio degli stessi).
Secondo la testimonianza di Abu Bakr, intermediario di al Qaeda, Atta e Ramzi arrivarono in Afghanistan quasi contemporaneamente. «Arrivarono insieme», dichiarò l'uomo, «io non sapevo chi fossero, ma so che arrivarano insieme. Il fratello Ramzi era molto attivo e andava forte con la tecnologia, mentre il fratello Atta era una persona molto gentile»
Già prima che Atta intraprendesse il suo viaggio in Afghanistan, bin Laden e tutto il consiglio superiore di al Qaeda avevano sottolineato la necessità di sferrare un attacco contro l'America. Il collaboratore di bin Laden, Abu Anas - colui che era arrivato nell'appartamento di Karachi unendosi al gruppo durante l'intervista di Fouda - attirò l'attenzione del giornalista su un programma televisivo trasmesso nel febbraio 1998. «Fratello Yosri non hai notato nulla di particolare nell'intervista che lo sceicco Abu Abdullah [bin Laden] ha concesso alla ABC per annunciare la formazione di una nuova organizzazione?», chiese Abu Anas. «Era seduto davanti a una cartina dell'Africa con il Kenya e la Tanzania proprio alle sue spalle. Stava lanciando un messaggio agli americani, ma loro non l'hanno capito. Che stupidi». In seguito Fouda si impose di andare a verificare quell'intervista della ABC. Le riprese mostravano un bin Laden preoccupato ma sicuro di sé, con indosso una giacca mimetica, seduto sul pavimento con un AK-47 appoggiato sulle ginocchia e diceva: «Ma, Inshallah, la nostra imminente vittoria a Hijaz e Nejd farà dimenticare all'America gli orrori del Vietnam, di Beirut e di altri luoghi di morte».
Il 7 agosto 1998 due esplosioni, quasi contemporaneamente, raserò al suolo le ambasciate americane a Nairobi e Dar-es-Salaam, causando la morte di 263 persone e ferendone altre 4500. I due attentati fecero salire le operazioni di al Qaeda a un nuovo livello di allarme. La tattica degli attacchi lanciati con assoluta sincronia, divenuta da quel momento in poi il marchio di fabbrica di ogni azione di al Qaeda, nasceva già macchiata di sangue innocente. Si trattava della stessa idea tattica alla base del piano Oplan Bojinka nelle Filippine: attacchi massicci, indiscriminati e spietati.
Nove giorni dopo, a Monaco le autorità tedesche arrestarono Mam-duh Mahmoud Salim e diedero il via alle indagini sul businessman siriano Mamoun Darkazanli, entrambi sospettati di essere finanziariamente coinvolti con le attività di al Qaeda in Occidente. Due settimane dopo, in un appartamento a Torino, furono rinvenuti armi, munizioni e progetti per attentati a enti e associazioni americani in Europa. Nello stesso appartamento, gli inquirenti italiani trovarono anche l'indirizzo di Amburgo di un certo Mohammed Haydar Zam-mar il quale, secondo alcune fonti, era l'uomo che aveva in origine reclutato Atta e gli altri mettendoli in contatto con al Qaeda.
Sebbene al Qaeda avesse già portato a termine alcune operazioni in Africa orientale prima dell'attentato alle torri gemelle, queste erano le prime azioni di rilievo pianificate ed eseguite dall'organizzazione controllata da Khalid Shaikh Mohammed. Il gruppo si sentiva sicuro di sé e pronto a sgranchirsi un po' i muscoli. Era arrivato il momento di mettersi al lavoro seriamente per preparare uno "spettacolo" mozzafiato. Era giunto il momento di mettere in moto la cellula di Amburgo. L'appartamento di Marienstrasse, ubicato ad appena qualche minuto di distanza a piedi dalla Technische Universitat Hamburg-Harburg, godeva della posizione ideale per diventare velocemente il quartier generale di al Qaeda in Europa, in cui sarebbero stati pianificati gli attentati contro l'America
Verso la metà del 1998, che alcune squadre furono inviate in perlustrazione alla ricerca di potenziali obiettivi in America. Difatti, sebbene l'idea dell'attentato era stata già accettata in linea di principio, i bersagli specifici dovevano ancora essere identificati. E questo sarebbe stato compito di Atta. Dopo aver studiato alcuni obiettivi terrestri, il comitato militare di al-Qaeda decise, come spiegato a suo tempo da Khalid, di «eliminare dalla lista gli impianti nucleari, per il momento». La squadra di perlustrazione raccomandò di depennare dalla lista anche la Casa Bianca «per motivi di navigazione aerea»: gli incaricati delle perlustrazioni avevano infatti spiegato che sarebbe stato molto difficile individuare l'edificio relativamente piccolo da un aereo in volo e che la zona era schermata da un capillare sistema di difesa.
La scelta pertanto si spostò su un altro obiettivo altrettanto spettacolare, il Capitol Hill, sede del Congresso americano.
In seguito, quando aveva già iniziato a prendere lezioni in una scuola di volo in America, Atta inventò una parola in codice per ognuno dei bersagli scelti. «Il contesto per i nomignoli di copertura sarebbe stato quello di alcuni studenti che speravano di essere accettati in diverse università americane», spiegò Ramzi, «e quindi decidemmo di chiamare il World Trade Center, Facoltà di urbanistica; il Pentagono, Accademia delle belle arti; e il Capitol Hill, Facoltà di giurisprudenza». L'ironia insita nel nome in codice "Facoltà di urbanistica" per il World Trade Center non sarebbe certo sfuggita a Mohammed Atta, il quale aveva studiato la materia per lunghi anni e aveva spesso espresso il suo assoluto disgusto per quel tipo di palazzoni che si sviluppavano a perdita d'occhio verso l'alto.
Se quindi l'aereo del volo UA 93 non fosse stato abbattuto sui cieli della Pennsylvania, la missione di Ziad al Jarrah prevedeva di farlo schiantare contro il Capitol Hill. Nel novembre 1999 anche al Jarrah era sparito da Amburgo per tre mesi, durante i quali si era guadagnato un kunyah in Afghanistan: Abu Tareq. Quando tentò di dare una spiegazione per la sua assenza a un collega di studi, Ziad disse che aveva voluto imparare a volare in Pakistan «perché era meno costoso che in America»
Una volta completato l'addestramento in Afghanistan, i futuri piloti fecero tutti ritorno in Germania per dare il via a una nuova fase dell'operazione. «I fratelli, intendo i piloti, dall'Afghanistan ritornarono in Germania tra il febbraio e il marzo 2000», spiegò Ramzi.
all'aeroporto internazionale di Dubai, al Jarrah fu fermato a un controllo di sicurezza. Qualcuno, proveniente dalla base distaccata della Cia presso l'ambasciata statunitense nello stato del Golfo voleva sapere di più su quell'insolito personaggio. Al Jarrah fu interrogato dal personale della sicurezza che dopo alcune consultazioni con i funzionari dell'ambasciata lo rilasciò.
L'amico di al Jarrah, Ramzi Binalshibh - che in seguito sarebbe diventato il suo ufficiale comandante - sapeva bene cosa stava vivendo il giovane. «Parlai con il fratello Ziad e gli chiesi: "Come ti senti?". Lui mi rispose: "II mio cuore è tranquillo e io sento che l'operazione, Inshallah, sarà un successo».
Ormai Atta non aveva più tempo da perdere. Lui e al Shehhi a questo punto escogitarono un piano per "ripulire" le loro identità, denunciando il furto dei rispettivi passaporti. Nel momento in cui la destinazione finale della loro missione veniva preparata, era assolutamente necessario dotarsi di passaporti ripuliti di "strani" visti, con nuove foto di visi ben rasati e possibilmente con nomi nuovi. Il giorno in cui furono consegnati i nuovi passaporti, Mohammed el Amir divenne storia, lasciando libera la strada a una nuova persona, il cui nome in meno di due anni sarebbe riecheggiato ovunque: Mohammed Atta.
5 gennaio 2000,
tre dei dirottatori dell'11 settembre, Khalid al Mihdhar, Nawaf al Hazmi e suo fratello Salem al Hazmi, furono visti prender parte a una riunione a Kuala Lumpur, in Malesia, dove erano stati messi sotto osservazione dagli agenti dei servizi di intelligence. I tre si incontrarono con altri due uomini - due yemeniti noti per avere una sola gamba, Tawfiq bin Attash, solitamente conosciuto come Khallad, e Fahad al Quso - sospettati di aver preso parte all'attentato kamikaze contro il cacciatorpediniere uss Cole nel porto di Aden, Yemen, avvenuto nel mese di ottobre dello stesso anno, causando la morte di diciassette marinai americani. Inoltre si ritiene che all'incontro fosse presente anche Khalid Shaikh Mohammed, capo del comitato militare di al Qaeda, nonché unico responsabile della pianificazione degli attentati contro l'America. A questi si aggiungevano Ahmad Hikmat Shakir, un iracheno membro di al Qaeda, e Ri-duan Isamuddin, noto come Hambali, esponente di spicco di Jemaah Islamiah, il gruppo terrorista (il cui capo integralista più ricercato in Indonesia, Abu Dujana, è stato arrestato il 13 giugno 2007), che nell'ottobre 2002 avrebbe creato il caos a Bali con un attentato, causando la morte di circa duecento turisti, in maggioranza australiani. La riunione durò quattro giorni per discutere gli ultimi dettagli dell'attentato contro la USS Cole, i preparativi per gli attentati dell' 11 settembre e per rivedere alcune operazioni che avevano avuto esito negativo, tra cui anche il tentativo di far saltare in aria l'aeroporto internazionale di Los Angeles durante le celebrazioni per il nuovo millennio. Nonostante il fatto che al Mihdhar e al Hazmi avessero entrambi alle cestole una squadra di agenti segreti - che tra l'altro avevano messo sotto controllo anche i computer dei due terroristi -, non furono trovate prove concrete di una loro possibile partecipazione alla pianificazione di atti terroristici e i due furono lasciati partire senza alcun impedimento. Al Mihdhar e al Hazmi fecero ritorno a Los Angeles, rispettivamente via Bangkok e Hong Kong, arrivando a destinazione il 15 gennaio 2000. Entrambi si iscrissero a una scuola di volo di San Diego, utilizzando i loro veri nomi.
Nonostante fossero stati fermati in relazione all'incontro a cui avevano partecipato a Kuala Lumpur, a nessuno dei due uomini fu negato il permesso di rientrare negli Stati Uniti. Al Mihdhar potè addirittura uscire di nuovo dal paese nel giugno 2000 per recarsi a Francoforte, mentre al Hazmi ricevette tranquillamente un'estensione della validità del proprio passaporto nel luglio 2001.
Subito dopo il suo ritorno dall'Afghanistan, Ziad al Jarrah seguì l'esempio di Atta e al Shehhi. Il 9 febbraio 2000 si recò all'ufficio registrazione stranieri di Amburgo denunciando il furto del suo passaporto libanese numero 1151479 e ricevendone immediatamente uno nuovo di zecca. Nel frattempo Atta aveva dato inizio a una fitta corrispondenza con alcune scuole di volo ubicate sul "territorio nemico" e aveva anche iniziato a considerare ogni minimo dettaglio da ogni possibile angolazione e fonte. Khalid aveva ultimato la definizione dei punti fondamentali della sua "spettacolare" operazione e tutto ciò di cui aveva bisogno, a questo punto, era una squadra e un leader capaci di concretizzare l'impresa. Il leader con tutte le carte in regola lo trovò in Atta. Era la soluzione inviata dal "cielo". La mente, che aveva atteso così a lungo per assaporare la vendetta dopo il fallimento dell'attentato del 1993 e che ora era pervasa di odio nei confronti dell'America, avrebbe presto affidato il proprio capolavoro alla storia. E il perfetto soldato che aveva appena discusso un'eccellente tesi di specializzazione sulle tendenze edilizie più adeguate al mondo arabo avrebbe presto dato prova di altrettanta eccellenza nella distruzione dell'America.
Intenzioni, obiettivi, nomi, codici, logistica ed esecutori erano stati ormai tutti definiti. Quando la nuova amministrazione Bush si insediò alla Casa Bianca, le operazioni di pianificazione e preparazione ormai procedevano a ritmo serrato. Agli occhi di bin Laden, George W. Bush rappresentava il male ancor più del suo predecessore. «Nei primi mesi di governo, la nuova amministrazione aveva fatto sapere che avrebbe spostato la propria ambasciata [in quel tempo a Tei Aviv] a Gerusalemme e che Gerusalemme sarebbe rimasta per sempre la sempiterna capitale di Israele. La decisione era stata accolta positivamente dal Congresso», affermò bin Laden. «Pura e semplice ipocrisia ed estrema ingiustizia, ecco cos'era. Non capiranno mai nulla se non quando la spada li avrà colpiti sul collo»16.
Quindici mesi prima dello scoccare dell'ora X, Atta e al Shehhi in coppia, e al Jarrah singolarmente, arrivarono a Miami, Florida. Raggiunsero la costa occidentale di questo stato del sole perenne, dove svuotarono le valigie in una piccola e tranquilla cittadina chiamata Venice. Come avevano fatto ad Amburgo, anche in Florida Atta e al Shehhi continuarono a fingere di non conoscere al Jarrah e così fecero sino all'ultimo giorno precedente agli attentati.
Durante la prima settimana del mese di giugno 2000, Ziad al Jarrah iniziò il suo corso di volo al Florida Flight Training Center, ubicato nei pressi dell'aeroporto locale17. «Aveva comunicato con noi via e-mail», dichiarò il proprietario della scuola di volo, nonché istruttore Arne Kruithof. «Si occupò di tutte le formalità del proprio visto e quando arrivò mi presentò l'intera documentazione a regola d'arte. Era il candidato perfetto. Possedeva già notevoli nozioni in fatto di volo, parlava un ottimo inglese, un perfetto francese e anche altre lingue»18.
Sulle pareti della scuola di volo oggi sono appese centinaia di foto di studenti, tra cui molte anche di al Jarrah. Quest'ultimo divenne parte integrante della piccola compagnia della scuola. «Ziad era una persona con cui si poteva parlare senza problemi», affermò Kruithof parlando del giovane allievo con cui strinse subito una bella amicizia. «Era dotato di grande senso dell'umorismo e di un altrettanto grande cuore. Una volta fui costretto a rimanere a casa perché malato e lui fu l'unico a farmi visita presentandosi con una pianta in regalo». Kruithof ricorda anche che nei primi tempi al Jarrah aveva avuto alcune difficoltà con una sua istruttrice donna, superate però velocemente a dimostrazione di un forte spirito di adattamento. Era solito frequentare pub e locali notturni e di tanto in tanto non disdegnava neanche la sua bella bottiglia di birra.
A centocinquanta metri di distanza dalla scuola in cui al Jarrah seguiva il corso di volo, proprio sulla stessa via, c'era un altro centro chiamato Huffman Aviation Ine19. Fu proprio lì che Atta si presentò come lo zio di al Shehhi mentre con il responsabile facevano un giro del centro. Due giorni dopo, tornarono con una decisione: si sarebbero iscritti a uno dei corsi della scuola, ma volevano altresì che la scuola stessa trovasse loro un posto in cui vivere, visto che sino ad allora avevano soggiornato in albergo.
«Il nostro contabile, Charles, offrì loro una stanza in affitto», dichiarò il direttore della scuola, Rudi Dekkers, «ma la convivenza durò appena una settimana, perché i due si comportavano in maniera incivile e spesso usavano modi sgarbati nei confronti della moglie di Charles... Anche nella scuola avevamo qualche problema con Atta. Non si può certo dire che fosse una persona gentile, anzi era assai arrogante. Aveva il vizio di voler dimostrare di essere al di sopra di tutti... Era un individuo sgradevole. Al Shehhi, al contrario, era gentile, molto gentile. Ancora oggi continuo a credere che non fosse a conoscenza di quanto stesse accadendo intorno a lui. Atta invece, secondo me, sapeva bene cosa faceva. Aveva la morte stampata in faccia. È incredibile»20.
Quando ormai la loro tecnica di volo si stava affinando, al Jarrah affittò una piccola casa nella zona sud di Venice con due olandesi e una coppia di tedeschi che seguivano il suo stesso corso di pilotaggio, mentre Atta e al Shehhi decisero di affittare un appartamento da soli nella vicina cittadina di Nokomis, a circa una quindicina di chilometri da Venice. Alcuni giorni dopo l'inizio delle lezioni, sul conto corrente che avevano aperto in una banca locale cominciarono ad arrivare soldi dall'estero e, prima della fine del mese di settembre 2000, a loro nome erano stati accreditati oltre 110.000 dollari tramite bonifici disposti in alcune banche degli Emirati Arabi Uniti da un misterioso banchiere di nome Mustafa Ahmed Adam al Hawsawi.
Alla fine del corso, i conti da saldare per le lezioni erano di 18.703,35 dollari per Atta e di 20.711,07 dollari per al Shehhi, che i due regolarono a rate di 1000 dollari ciascuna, a settimane alternate, con assegni emessi dalla Sun Trust Bank. Era comunque Atta che ogni volta firmava gli assegni.
Ziad al Jarrah iniziò il suo corso di volo al Florida Flight Training Center, ubicato nei pressi dell'aeroporto locale. «Aveva comunicato con noi via e-mail», dichiarò il proprietario della scuola di volo, nonché istruttore Arne Kruithof. «Si occupò di tutte le formalità del proprio visto e quando arrivò mi presentò l'intera documentazione a regola d'arte. Era il candidato perfetto. Possedeva già notevoli nozioni in fatto di volo, parlava un ottimo inglese, un perfetto francese e anche altre lingue»
Il 23 gennaio 2001 Zacarias Moussaoui - riserva in caso Ramzi non fosse riuscito a entrare in America - salì su un volo che, dall'aeroporto londinese di Heathrow, lo avrebbe portato nel Minnesota, in cui aveva prenotato alcune sedute a un simulatore di boeing 757, pur non avendo alcuna base di volo.
«La cosa più importante adesso era accumulare quante più ore di volo», disse Ramzi, «quante più ore al simulatore dei giganteschi aerei dell'aviazione commerciale, i boeing 747 e 767, e intanto studiare tutte le precauzioni di sicurezza da usare negli aeroporti».
Mentre Marwan al Shehhi seguiva Mohammed Atta a Dakota, in Geòrgia, per altre lezioni di volo, Ziad al Jarrah in tutta fretta prendeva un volo per Beirut e da lì un taxi fino al Zhala Hospital, dove suo padre stava per essere sottoposto a un delicato intervento a cuore aperto. Sapeva che quella sarebbe stata l'ultima volta che avrebbe visto suo padre prima di morire lui stesso in missione in America.
Bin Laden nella videocassetta rilasciata dopo gli attentati dell'11 settembre: "Dapprima sviscerammo l'idea e poi iniziammo la vera e propria organizzazione. A tavolino calcolammo la portata delle perdite subite dal nemico [da noi previste]. Pensammo che con quattro aerei avremmo avuto un gran numero di passeggeri a bordo. Per quanto riguarda le torri, prevedemmo che un aereo, schiantandosi, avrebbe distrutto tre o quattro piani. Io ero il più ottimista di tutti loro grazie alla mia familiarità con la natura dell'operazione. Dissi, infatti, che il carburante dell'aereo avrebbe anche fuso il metallo... E ottimisticamente ci aspettavamo che i piani superiori sarebbe crollati. Figlio di un influente appaltatore edile in Arabia Saudita, Osama bin Laden era egli stesso un esperto ingegnere di edilizia civile.



Aribandus in Sul caso Marrazzo, s...
Aribandus in Sul caso Marrazzo, s...
Aribandus in Che pagliacciata la ...
Aribandus in Sul caso Marrazzo, s...
Faus74 in Che pagliacciata la ...
Faus74 in Sul caso Marrazzo, s...
Aribandus in Sul caso Marrazzo, s...
Faus74 in Sul caso Marrazzo, s...
Aribandus in Calderoli batte Fini...
Aribandus in La droga spaccia vio...



