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«Preferirei predire in piena libertà, indagando sulla natura, ciò che sarà utile a tutti, anche se nessuno dovesse capirmi piuttosto che, adagiato sui pregiudizi, godermi la lode che mi potrebbero tributare le folle.» Epicuro


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14/06/2007
La voce di Al-Qaeda: tentativo di dialogo Usa->Al Qaeda

 

Premessa
Dopo averci riflettuto a lungo, considerando la pericolosità di diffondere in rete testi propagandistici jihadisti comunque reperibili su libri che ne sono le fonti, decido ugualmente sia il caso che vengano utilizzati come spunto di importante riflessione sul problema del terrorismo islamico, per testimoniare quante e quali siano le menzogne diffuse dai cospirazionisti (complottisti) e dagli antiamericani in genere, per far capire perché l'America agisca in questo modo, per far capire che è il caso che l'Occidente si svegli una volta per tutte, e per mostrare una serie di documenti provanti il legame tra Al-Qaeda e gli attentati dell'11 settembre 2001.
Ri-sottolineo quanto non deve mai essere dimenticato nella lettura di questi testi: sono testi propagandistici, tutte giustificazioni, finalizzati ad aizzare le masse (di kamikaze pure) contro noi "infedeli occidentali" 'capeggiati' da un'America "infedele" che protegge Israele, in nome di una guerra santa che ha come obiettivo, cosa che i media fanno ancora finta di non sentire e di non sapere, quello di islamizzarci tutti.
E ci sta riuscendo perché è di pochi giorni fa la notizia che l'Islam ha superato la religione cristiana in termini di diffusione nel mondo!
Consiglio, perché non siano pericolosamente decontestualizzati, di leggere interamente i libri di cui questi testi ne sono solo un'appendice, e di farne riferimento, che sono:
Il Libro Nero di Al-Qaeda di Roland Jacquard, Terroristi di Vinvenzo Maria Mastronardi e Silvia Leo, Le menti criminali del terrorismo di Yosri Fouda e Nick Fielding,
tutti Newton & Compton Editori.


--------------

Nel novembre del 2002, al Qaeda diffuse un comunicato in risposta al dibat­tito apertosi tra accademici americani e sauditi in merito alle conseguenze de­gli attentati in America. Si trattava di una comunicazione ufficiale di notevole importanza in quanto era la prima volta che l'organizzazione di bin Laden si inseriva in un colloquio con il mondo per giustificare le proprie azioni. Per que­sto preciso motivo, gli autori hanno deciso di pubblicare il testo integrale del comunicato. Antefatto. Nel febbraio 2002, un gruppo di accademici americani sottoscrisse un documento intitolato What We 're Fighting far: A Letter from America (Per cosa combattiamo: una lettera dall'America). Nel testo venivano enunciate a chiare lettere le motivazioni che erano alla base del documento:

II leader di al Qaeda ha descritto gli "attacchi benedetti" dell'11 settembre come colpi contro l'America, il "capofila degli infedeli". È chiaro che gli at­tentatori desiderano esprimere il loro disprezzo non solamente nei confronti del nostro governo, ma di tutta la nostra società e del nostro stile di vita. Il lo­ro malcontento è diretto non soltanto contro le azioni dei nostri leader, ma contro la nostra stessa essenza.

Tra gli autori del documento figuravano alcuni tra i più autorevoli accade­mici americani, come Francis Fukuyama, William Galston, Daniel Patrick Moynilhan, Robert D. Putnam e circa altre sessanta personalità tra studiosi di diritto, storici, teologi e scienziati politici.

I firmatari affermavano cinque verità fondamentali:

1. Ogni popolo nasce libero e con pari dignità e diritti.
2. Il soggetto basilare della società è la persona umana e il ruolo legittimo di ogni governo è quello di tutelare e contribuire alla creazione delle condizioni necessarie alla prosperità umana.
3. Gli esseri umani aspirano per loro stessa natura alla comprensione delle verità che riguardano lo scopo ultimo della vita.
4. La libertà di coscienza e la libertà di fede sono diritti inviolabili di ogni persona umana.
5. Uccidere nel nome di Dio contrasta con la fede in Dio e rappresenta il massimo tradimento dell'universalità della fede religiosa.

Gli accademici esprimevano il proprio malcontento in merito a molteplici aspetti della vita moderna americana - il consumismo, la nozione di libertà come sinonimo di assenza di regole, l'indebolimento dei legami matrimonia­li e familiari e via dicendo - ma si dichiaravano campioni di queste cinque ve­rità.

Esse non sono patrimonio esclusivo di una cultura specifica, ma interessano tutte le società e sono insite nel principio ispiratore della Dichiarazione uni­versale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite.

Il documento esprimeva il disaccordo americano con le affermazioni dei dirottatori dell'11 settembre che si dichiaravano impegnati in una guerra santa. «Nessuno di noi crede che Dio possa ordinare a qualcuno di uccidere o sog­giogare il proprio prossimo». L'esperienza della guerra civile americana, du­rante la quale le due fazioni contrapposte avevano invocato l'aiuto di Dio l'u-na contro l'altra, aveva esemplificato la futilità di questo approccio.

Ciò metteva in primo piano la questione della relazione tra religione e stato. Invece di propugnare idee teocratiche o secolarismo ideologico, i firmatari del documento sostenevano che gli Stati Uniti dovessero essere una società in cui fede e libertà potessero convivere.

Lo stato stesso è laico, ma le cifre dimostrano che il popolo americano è di gran lunga il più religioso del mondo occidentale. «Da un punto di vista spi­rituale, la separazione da noi operata tra Chiesa e Stato permette alla religio­ne di essere religione, sganciandola dal potere coercitivo del governo. In bre­ve, cerchiamo di separare la Chiesa dallo Stato avendo in mente e a cuore la tutela e la giusta vitalità di entrambi».

Per quanto riguardava la questione della guerra, gli accademici affermavano che esistevano occasioni in cui sarebbe stato legittimo combattere una guerra e che il conflitto contro gli aggressori dell'11 settembre era una di queste oc­casioni.

«Questo movimento estremista afferma di parlare a nome dell'Islam, ma nel contempo tradisce i principi fondamentali dello stesso. L'Islam volta le spal­le alla barbarie morale». I firmatari desideravano chiarire e sottolineare di non essere avversi all'Islam in senso lato, ma solamente a coloro che ne facevano la propria bandiera di guerra, falsandone gli insegnamenti per loro unico tor­naconto.

«La morte organizzata estende i propri fatali tentacoli in tutto il mondo e mi­naccia ognuno di noi. Nel nome dell'universale moralità umana e pienamen­te consapevoli delle limitazioni e delle necessità di una guerra giusta, soste­niamo la decisione del nostro governo e della nostra comunità di usare la for­za delle armi contro i nostri aggressori».

L'energico documento fu seguito da una risposta altrettanto vivace intitolata How We Can Coexist (Come possiamo coesistere), diffusa da un nutrito grup­po di studiosi di religione e accademici sauditi. I duecento aderenti include­vano scrittori, medici, professori e uomini di legge provenienti da molte città dell'Arabia, i quali si dichiaravano pronti a dibattere la questione sollevata da What We're Fighting Por, ma che sarebbe stato necessario instaurare un cli­ma di dialogo. Esistevano punti di intesa, ma anche divergenze. La parte sau­dita affermava:

1. Ogni essere umano è sacro e inviolabile.
2. È vietato uccidere ingiustamente un essere umano.
3. È vietato imporre a chiunque un credo religioso.
4. Le relazioni umane devono essere fondate sui più elevati principi morali.
5. Tutte le risorse della Terra sono state create per l'umanità intera.
6. La responsabilità di un crimine è esclusiva dell'esecutore materiale del crimine stesso.
7. La giustizia è un diritto inalienabile di ogni popolo.
8. L'invito al dialogo deve essere fatto nel migliore dei modi.

Tali principi, derivanti direttamente dagli insegnamenti di Maometto, sono insiti nel messaggio stesso che comunicano. Alcuni si trovavano in linea con le verità espresse dalla parte americana e potevano, quindi, essere materia per una discussione produttiva. Altri, invece, apparivano in forte contraddizione con il documento americano.

L'Occidente deve rendersi conto che bloccando le specifiche opzioni e le aspirazioni moderate del mondo musulmano e scatenando conflitti, contri­buirà all'affermarsi di convincimenti nel mondo musulmano che in futuro sa­ranno poi difficili da sradicare, cagionando in tal modo seri problemi per le generazioni a venire.

Lungi dal tentare di giustificare le azioni dei dirottatori, gli intellettuali sau­diti affermavano: «È necessario riconoscere che esiste una qualche relazione causale tra la politica americana e ciò che è avvenuto». Fornivano una spie­gazione ragionata ed equilibrata dell'applicazione dei principi islamici in tut­ti gli aspetti del vivere sociale, includendo anche le norme di diritto e il go­verno. Sottolineavano il fatto che sebbene esistessero organizzazioni islami-che estremiste, la maggior parte di loro erano "essenzialmente moderate". Non condividevano le ragioni del terrorismo, ma deploravano altrettanto energicamente le azioni di Israele contro i palestinesi.

La risposta saudita stimolò una replica da parte americana intitolata Can We Coexìst? (È possibile coesistere?), pubblicata il 23 ottobre 2002.1 firmatari convenivano che i sauditi per il solo fatto di essere entrati nella discussione erano stati oggetto di aspre critiche nel loro stesso paese. Mettevano in risal­to i punti d'incontro, ma puntavano il dito contro le rimanenti divergenze. «Il maggiore punto di dissenso tra noi», affermavano gli accademici, «è che in nessuna parte della vostra lettera affrontate né riconoscete il ruolo che la vo­stra società ha nell'incitare, coprire e diffondere la violenza della jihad che og­gi minaccia il mondo intero, anche il mondo musulmano». Gli accademici ri­fiutavano quello che nel documento saudita consideravano un luogo comune, secondo cui l'America aveva attirato su di sé gli attentati.

Questo era il contesto in cui il comunicato di al Qaeda prese a circolare, in coincidenza con la messa in onda di ur\ video di bin Laden nel novembre 2002. Si trattava di un documento intransigente che avversava i valori e ogni altro aspetto della società americana. Era in realtà un vero e proprio atto di condanna che il radicalismo islamico rivolgeva al documento saudita e rende­va forse l'idea dell'estensione del divario esistente tra Occidente e mondo islamico.

(I tre documenti menzionati, What We're Fighting for: A Letter From Ame­rica, How We can Coexist e Can We Coexist? A Response From Americana to Colleagues in Saudi Arabia possono essere consultati sul sito web www.ame-ricanvalues .org).

Nel nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso

A coloro che sono stati aggrediti è data l'autorizzazione [di difendersi], per­ché certamente sono stati oppressi e, in verità, Allah ha la potenza di soccor­rerli (// Corano, sura XXII, v. 39).

Scrittori americani hanno pubblicato alcune affermazioni con il titolo What We're Fighting For. L'apparizione di questo articolo ha provocato risposte e reazioni, alcune basate su teorie giuste e altre su principi meno equanimi. Con questo comunicato è nostra intenzione tentare di esporre scuse legittime e av­vertimenti chiari, fiduciosi che le nostre parole avranno la benedizione di Dio.

Inoltre, con il sostegno di Dio, sarebbe nostro desiderio dare risposta a due domande che indirizziamo agli americani: perché vi combattiamo e vi contra­stiamo? e perché vi tiriamo in causa e cosa vogliamo da voi?

La risposta alla prima domanda sul perché vi combattiamo e vi contrastiamo è semplice. Vi stiamo combattendo e contrastando perché per primi voi avete attaccato noi e ci state ancora attaccando.

Lo avete fatto in Palestina:

1. La Palestina, che è rimasta in stato di occupazione militare per oltre ot­tanta anni, è stata consegnata dai britannici, con vostro avallo e appoggio, agli ebrei che ne hanno occupato i tenitori per più di mezzo secolo. La Palestina ha subito molte più ingiustizie, uccisioni, distruzioni e ostilità di quanto po­tesse sopportare. E se la "creazione" dello stato di Israele e la sua persistenza sino ai nostri giorni è un crimine, allora voi siete il primo responsabile di que­sto crimine. L'appoggio dell'America a Israele è una questione che non ha bi­sogno né di spiegazioni né di dimostrazioni. Israele è un crimine che deve es­sere punito e chiunque abbia avuto a che fare con questo crimine dovrà paga­re a caro prezzo.

2. La cosa buffa e triste al tempo stesso è il fatto che non smettete di ripeteere la menzogna secondo cui la Palestina sarebbe un diritto storico degli ebrei, come promesso nella Torah, e che chiunque mette in dubbio tale diritto è in errore. Si tratta della peggiore ingiuria di cui la storia sia mai stata detentrice, poiché il popolo della Palestina è formato da veri arabi e, come i musulmani, essi sono i discendenti di Mosè (pace a lui), nonché eredi della vera Torah.

I musulmani credono in tutti i profeti, Abramo, Mosè, Gesù e Maometto, Pa­ce a Loro, e se nella Torah si promette che ai fedeli di Mosè spetta il diritto al­la Palestina, allora riteniamo che siano i musulmani a doverne godere. Per­tanto, la nazione islamica non può esimersi dalla rivendicazione storica del di­ritto alla Palestina.

3. Il sangue palestinese versato in terra di Palestina non deve essere dimen­ticato. Potete stare certi che il popolo palestinese non sarà il solo a versare lacrime, e le donne palestinesi non saranno le sole a vestire abiti di vedovanza, e i bambini palestinesi non saranno i soli a rimanere orfani. Avete attaccato in Somalia, avete appoggiato gli attacchi dell'Esercito russo contro di noi in Ce-cenia, dell'Esercito indiano in Kashmir e degli ebrei in Libano, e oggi, sotto il vostro costante controllo, seguendo le vostre istruzioni e direttive, i regimi dei nostri paesi (in vostra vece) ci attaccano quotidianamente.

Questi regimi che con la forza stanno impedendo alle nostre nazioni di ri­prendere il controllo dei propri tenitori.

Questi regimi che ci stanno gettando tra le fiamme dell'inferno e ci stanno rinchiudendo in una prigione di terrore.

Questi regimi che stanno depredando la nostra terra delle sue ricchezze per cederle poi a voi a prezzi irrisori.

E questi regimi che si sono arresi agli ebrei, che hanno consegnato loro gran parte della Palestina e riconosciuto l'esistenza del loro stato sopra i cadaveri dei veri e soli padroni di quella terra.

La rimozione di questi regimi è un compito legittimo e un passo essenziale per poter affrancare la nostra nazione e riprendere possesso dei nostri diritti e della Palestina. Il conflitto contro questi regimi corre parallelo al conflitto contro di voi.

E voi che rubate le nostre ricchezze e il nostro petrolio pagandolo a prezzi meschini sotto la minaccia delle armi: le vostre azioni sono la più grande ra­pina della storia dell'umanità.

Voi che occupate i nostri paesi con le vostre truppe e le ricoprite di basi mi­litari; voi che calpestate le nostre terre benedette e invadete i nostri luoghi sa­cri per proteggere gli ebrei, continuando a depredare le nostre ricchezze.

Voi che bloccate la popolazione musulmana dell'Iraq, dove ci sono bambini che muoiono ogni santo giorno. Come può la vostra ignoranza paragonare l'e­catombe di un milione e mezzo di bambini iracheni causata delle vostre "san­zioni" con il gran trambusto che ha scosso il mondo per la morte di appena tremila dei vostri cittadini?

E voi che appoggiate l'arroganza con cui Israele afferma che Gerusalemme è la sua capitale eterna; voi che avete trasferito la vostra ambasciata in quella città; voi che appoggiate e proteggete Israele mentre esso progetta di distrug­gere la moschea al Aqsa, dove Sharon, con la copertura delle vostre armi, è entrato insozzandone il pavimento.

Se tutte queste tragedie e disgrazie fanno parte dei vostri attacchi contro di noi, allora è legittimo e sensato che un popolo "attaccato" abbia il diritto di reagire all'aggressione. Pertanto, aspettatevi da noi jihad, reazioni e punizio­ni. Come si può pensare che l'America possa avere il diritto di attaccare per oltre cinquant'anni ed essere poi lasciata vivere in pace?

Potete guardarci negli occhi e tentare di spiegare che i punti appena esposti non giustificano attentati contro civili per crimini che essi stessi non hanno commesso e per misfatti a cui essi non hanno partecipato.

In tal caso, però, come spieghereste la ricorrente dichiarazione che il vostro è un paese libero e che la vostra è una nazione libera? Questo significa che gli americani hanno il diritto di scegliersi liberamente un governo e di acconsen­tire alle politiche dello stesso. Quindi, se ne deduce che gli americani hanno scelto e favorito il sostegno americano a Israele nella sua occupazione della Palestina e nei suoi incessanti attacchi, torture e aggressioni contro il popolo palestinese.

Il popolo americano ha licenza di non accettare le politiche del proprio go­verno e anzi anche di rovesciarlo, se ne dovesse avvertire la necessità. Il po­polo dei contribuenti americani concorre a finanziare l'acquisto degli aerei caccia che hanno bombardato l'Afghanistan e dei carri armati che demolisco­no quotidianamente le nostre dimore sopra le nostre teste in Palestina, e ad as-soldare gli eserciti che occupano il mondo arabo e le forze che stanno ucci­dendo i nostri bambini in Iraq.

Sono gli stessi contribuenti che finanziano poi gli incessanti attacchi di Israe­le contro il nostro popolo in Palestina per espandersi sulla nostra terra.

La conclusione è che il popolo americano è il diretto finanziatore delle ag­gressioni che noi stiamo subendo; il popolo americano, attraverso i senatori che esso stesso ha eletto, osserva come vengono spesi i suoi soldi.

Sia gli uomini che le donne americani sono coloro che prestano servizio nel­le forze che ci stanno attaccando.

Per questo motivo, il popolo americano non può essere ritenuto innocente di tutti i crimini che americani e israeliani perpetrano contro di noi.

Allah in questi casi ci ha autorizzati a difendere noi stessi. Abbiamo il dirit­to di attaccare i nostri aggressori; abbiamo il diritto di distruggere villaggi e città nella terra di chi distrugge i nostri villaggi e le nostre città; abbiamo il di­ritto di annientare l'economia di coloro che ci hanno derubato della nostra ric­chezza; abbiamo il diritto di uccidere le popolazioni civili del paese che ha trucidato le nostre.

Sinora la politica e la stampa americane si sono rifiutate di rispondere alla domanda: «Perché ci hanno colpiti a Washington e New York?».

Se, agli occhi di Bush, Sharon è un uomo di pace, allora anche noi siamo uo­mini di pace!

L'America non conosce la lingua dei principi e della moralità, e noi stiamo comunicando utilizzando l'unico linguaggio che essa sia in grado di capire.

Per quanto riguarda la seconda domanda sul perché vi stiamo tirando in cau­sa e cosa vogliamo da voi, desideriamo chiarire che:

In primo luogo vi stiamo invitando ad abbracciare l'Islam, una religione di unità e purezza, di amore assoluto per Allah l'Onnipotente, al quale tutto si piega. Una religione che non discrimina contro alcuno.

A questa religione vi chiamiamo, così che possiate rendervi conto dei suoi obiettivi e capire che il verbo di Allah è al di sopra di tutto e che ogni essere umano viene considerato alla stessa stregua, senza distinzione di lingua o di origine.

Una religione il cui testo sacro - il Corano - nel corso dei secoli non ha su­bito modifiche, come invece è successo ad altri testi e messaggi sacri. Il Co­rano è un miracolo eterno che sino a oggi nessuno è mai stato in grado di eguagliare, anche solo parzialmente.

Secondo, vi chiediamo di porre fine all'oppressione e alla menzogna che cir­colano tra di voi. Vi chiediamo di vivere nel rispetto dei principi e della pu­rezza, di rinnegare l'adulterio, l'omosessualità, l'alcol, il gioco d'azzardo, la prostituzione e lo strozzinaggio.

Vi chiediamo di sottrarvi alla spirale in cui consciamente vi siete spinti e agli inganni che i vostri politici promuovono nella vostra società, illudendovi di essere una grande nazione così da poter nascondere alla vostra vista lo stato infausto in cui siete arrivati.

Ci rammarichiamo di dovervi dichiarare con franchezza che siete la peggio­re nazione della storia dell'umanità.

Siete una nazione non illuminata dalla dottrina di Allah. Dettate regole se­guendo l'esclusivo criterio dei vostri desideri, allontanando la religione e pro­cedendo nella direzione contraria a buon senso e logica mentale. Rifuggite la disonorevole domanda che vi perseguita: come può Allah l'Onnipotente crea­re per voi un mondo con tutte le sue ricchezze privandovi, nel contempo, del­la religione che può disciplinare le vostre vite?

La vostra è la nazione che legalizza gli "interessi" - messi al bando da altre religioni - e ne fa il fondamento della propria economia, dei propri investi­menti e delle relazioni commerciali. È proprio attraverso questo sistema di "interessi", in tutte le sue forme, che gli ebrei hanno controllato la vostra eco­nomia, nonché i vostri mezzi di comunicazione di massa e le vostre vite, che voi stessi avete messo al loro servizio. Vi hanno trasformati in quelli contro cui Benjamin Franklin vi ha sempre messo in guardia.

La vostra è una nazione che ha legalizzato l'alcol, di cui siete i maggiori pro­duttori, consumatori e mercanti al mondo. Permettete l'uso di droghe ma ne bandite il commercio, sebbene ne siate il maggior consumatore e trafficante. La vostra è una nazione che permette l'adulterio considerandolo un pilastro della libertà personale. Da questo punto di vista chi può dimenticare il vostro presidente Bill Clinton e gli scandali di cui è stato protagonista nonostante la sua posizione ufficiale, e a cui è stata contestata l'accusa di falsa testimonian­za? La storia rimarrà per sempre custode dei vostri atti illeciti.

La vostra è una nazione che autorizza il gioco d'azzardo come attività com­merciale in tutte le sue forme. Esistono imponenti aziende che svolgono que­sto tipo di lavoro, reinvestendo continuamente i profitti nelle stesse attività, e criminali che ne traggono tornaconto.

La vostra è una nazione che utilizza le donne come strumento di piacere, di promozione e commercializzazione di transazioni e di prodotti, e per fornire ser­vizi a clienti e passeggeri. Come potete pensare che ciò sia un valido metodo di commercio e di profitto, e poi dichiararvi sostenitori della libertà delle donne? La vostra è una nazione che sfrutta la prostituzione in tutte le sue forme e vi costruisce sopra industrie e traffici enormi, facendola passare per arte, spetta­colo, turismo, liberalismo e altre insidie nelle quali venite trascinati.

È per queste ragioni, e per tutte le cose disgustose in cui siete coinvolti, che vi siete distinti come la nazione che ha diffuso e continua a diffondere malat­tie un tempo sconosciute all'umanità. Siate orgogliosi di voi stessi per esser­vi comportati da untori dell'AIDS.

Siete il maggiore sterminatore ambientale con i gas inquinanti emessi dalle vostre industrie, a dispetto dei quali vi vantate di aver firmato l'Accordo di Kyoto per la tutela dei profitti di cui sono avide le vostre società e industrie. [Gli Stati Uniti si sono ritirati dall'Accordo di Kyoto, n.d.a.].

Conosciamo bene le vostre politiche di ricchi individui che tengono in pu­gno il mondo con i soldi e i finanziamenti alle campagne elettorali, dietro ai quali si nasconde la mano degli ebrei che gestiscono realtà politiche, mediati-che ed economiche.

Siete ben noti nella storia dell'umanità come coloro che con violenza hanno soggiogato altre nazioni, combattendo non per l'affermazione di valori, ma per accaparrarvi vantaggi e profitti. Avete sganciato una bomba atomica sul Giappone pur sapendo che i giapponesi erano pronti a cessare il conflitto. Ma allora che genere di persone siete per quello che avete fatto al mondo, voi che vi dichiarate difensori della libertà?

Non dimentichiamoci, inoltre, di un altro aspetto molto importante dei vostri costumi: dichiarate di essere a sostegno di una data causa quando invece i fat­ti dimostrano due linee di condotta completamente divergenti.

La libertà e la democrazia che dichiarate sempre di difendere sono legittime solo per voi e per l'uomo bianco, mentre impedite a tutti gli altri popoli del mondo - sui quali imponete metodi di governo corrotti e corruttibili, ostinan­dovi a chiamarli amici dell'America - di esercitare il loro diritto alla demo­crazia. Quando in Algeria le forze islamiche hanno tentato di seguire il sen­tiero della democrazia per arrivare al potere, voi avete sguinzagliato i vostri agenti nell'Esercito algerino perché usassero i loro carri armati, le loro armi, le loro prigioni e le loro torture e imponessero una lezione tratta direttamente dal testo della democrazia americana.

Eliminare le armi di distruzione di massa per garantire la pace nel mondo si­gnifica per voi privarne coloro ai quali voi stessi non permettete di averne. Israele, invece, e tutti gli altri che godono del vostro favore, sono autorizzati ad accumulare quelle armi in difesa della loro sicurezza. Tutti gli altri, inve­ce, che desiderano acquistare questo tipo di armi o che sono sospettati di pos­sedere i mezzi per produrle, ma che non sono vostri amici, vengono additati come criminali intemazionali, meritevoli solo di essere annientati.

Punite ogni nazione che non si conformi alle leggi internazionali, ma offrite sostegno e incoraggiamento a Israele, che negli ultimi cinquant'anni non ha fatto altro che ignorare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza.

Braccate coloro che chiamate criminali di guerra, ma chiudete gli occhi su ciò che fanno i vostri amici, i veri criminali di guerra. La storia non dimenti­cherà mai i crimini che avete commesso contro i musulmani e contro altre na­zioni: intendiamo le stragi in Giappone, Somalia, Afghanistan, Libano e Iraq, che macchieranno per sempre la vostra reputazione. Non dobbiamo certo ri­cordare i crimini più recenti perpetrati in Afghanistan, dove interi villaggi so­no stati distrutti sulla testa dei loro abitanti, dove le moschee sono state bom­bardate sulla testa dei fedeli lì riuniti; e non dimentichiamo neanche il fatto che vi siete rimangiati la parola data alle migliaia di mujaheddin in marcia per uscire da Kunduz. Avete ucciso migliaia di prigionieri caricati sui vostri ca­mion, lasciandoli senza ossigeno e senza acqua potabile. Avete bombardato la prigione di Qala Jhangi con il pretesto di dover sedare la ribellione che lì era scoppiata. Solo Allah sa quante altre persone siano state uccise e torturate in tutto il mondo dai vostri sicari. I vostri caccia sorvolano ancora i cicli afgani in cerca di sospetti.

Le norme sui diritti umani - per le quali vi siete autonominati giudici supre­mi e sulle quali annualmente il vostro Ministero degli esteri pubblica specifi­ci rapporti - sono state da voi sommariamente disattese ogni volta che siete stati attaccati dai mujaheddin, adottando gli stessi corrotti metodi di governo che avevate condannato in altri.

Ciò che sta accadendo a Guantanamo Bay è uno scandalo storico per l'A­merica e per i suoi valori. Siete degli ipocriti: a che scopo sottoscrivete ac­cordi di pace se poi non li rispettate?

La terza cosa che vi chiediamo di fare è un onesto atto di coscienza - cosa che non crediamo farete mai - per rendervi finalmente conto di come la vo­stra sia una nazione che non onora principi e valori morali, esigendone inve­ce il rispetto dagli altri.

La quarta richiesta riguarda l'invito a rinunciare al sostegno a Israele, agli in­diani in lotta contro i musulmani nel Kashmir, ai russi contro i musulmani in Cecenia e al governo di Manila contro la popolazione musulmana nel Sud del­le Filippine.

La quinta richiesta è quella di fare le valigie e abbandonare i nostri paesi: vi auguriamo ogni bene, ma non costringeteci a farvi tornare a casa chiusi in una

bara.

La sesta richiesta è di smettere di sostenere i regimi corrotti nei nostri paesi, smettere di interferire con le nostre politiche e i nostri metodi educativi, la­sciandoci in pace, altrimenti aspettatevi di trovarci sotto le vostre finestre a Washington e a New York.

Settima e ultima richiesta: rivolgetevi a noi rispettando una reciprocità di li­beri interessi invece di adottare politiche di oppressione, di ladrocinio, di oc­cupazione e di sostegno agli ebrei che non porteranno altro che ulteriori cata­strofi.

Se non siete disposti a considerare le nostre richieste, preparatevi a combat­tere la nazione islamica, la nazione che teme solo Allah e a cui il Corano di­ce:

Non combatterete contro gente che ha violato i giuramenti e cercato di scac­ciare il Messaggero? Son loro che vi hanno attaccato per primi. Li temerete? Allah ha ben più diritto di essere temuto, se siete credenti. Combatteteli fin­ché Allah li castighi per mano vostra, li copra di ignominia, vi dia la vittoria su di loro, guarisca i petti dei credenti ed espella la collera dai loro cuori. Al­lah accoglie il pentimento di chi Egli vuole. Allah è sapiente, saggio. (// Co­rano, sura IX, vv. 13-15).

La nazione che ha a cuore la morte molto più di quanto voi abbiate a cuore la vita:

Non considerate morti quelli che sono stati uccisi sul sentiero di Allah. So­no vivi invece e ben provvisti dal loro Signore, lieti di quello che Allah, per Sua grazia, concede. E a quelli che sono rimasti dietro loro, danno la lieta no­vella: «Nessun timore, non ci sarà afflizione». Annunciano la novella del be­neficio di Allah e della grazia e che Allah non lascia andar perduto il com­penso dei credenti. (// Corano, sura m, vv. 169-171).

Se non risponderanno positivamente ai nostri consigli, gli americani saranno maledetti dal triste annuncio di Bush che li inviterà a partecipare alla Crociata, in cui verranno sbaragliati per mano dei mujaheddin, con il permesso di Al-lah, come è avvenuto ai loro predecessori, i Crociati, per mano dei nostri pre­decessori, i mujaheddin.

Se non si mostreranno sensibili ai nostri avvertimenti, gli americani dovran­no affrontare lo stesso destino dei sovietici che fuggirono dall'Afghanistan per far fronte alla sconfitta militare, alla frammentazione politica, al collasso ideologico e alla rovina economica.

Questa è la nostra risposta al messaggio americano. Avete ora capito per qua­le motivo resistiamo e, con il permesso di Allah, primeggeremo?

Aribandus @ alle 14:18 del 14/06/2007

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categorie: 11 settembre, al-qaeda, complottismo


Commenti
#1    22 Dicembre 2007 - 20:40
 
Dialogo Chiesa Islam

[..] "Ratzinger ribadisce la necessita' del dialogo tra le fedi ma anche la legittimita' del mandato missionario della Chiesa nel campo dell'evangelizzazione. Infine l'auspicio di collaborare con l'Islam per la pace, il rispetto e la solidarieta'" [..]
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