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14/06/2007
La voce di Al-Qaeda: comunicati, testamenti, lettere, fatwa 2-3

 

Estratti dell'opera "Cavalieri sotto l'e­gida del Profeta",
scritta da Ayman al-Zawahiri, numero due di Al-Qaeda.
tre mesi prima dell'attacco dell'11 settembre 2001.

 

Gli statunitensi, che hanno un forte senso dell'esagerazio­ne, cercano d'ingannare il mondo dimenticandosi la più sem­plice delle verità. Come è possibile che Osama bin Laden, dopo aver lanciato un appello in alcune conferenze del 1987 in Ara­bia Saudita per boicottare i prodotti americani in sostegno dell'intifada in Palestina, sia allo stesso tempo un agente america­no in Afghanistan?

Ricordo che venne a trovarci alla Mezzaluna Rossa kuwai­tiana di Peshawar e che ci parlò delle sue conferenze. Ricordo di avergli detto: «A partire da oggi, per la vostra sicurezza è necessario che cambiate il sistema di protezione, perché gli americani e gli ebrei hanno messo una taglia sulla vostra testa, e non più soltanto per i comunisti e per i russi».


La caccia internazionale.

Gli Stati Uniti hanno acquisito una supremazia militare dopo la caduta sovietica.

Il potere dei governi che seguono gli Stati Uniti (come il governo egiziano) si è rafforzato con la caccia ai mujahidin. Questo ha indubbiamente influenzato la mobilità del jihad ma, allo stesso tempo, ha costituito una nuova sfida per il movi­mento che da allora ha deciso di mettere gli Stati Uniti nel miri­no della guerra, come avremo modo di vedere più avanti.

Non dimentichiamoci la conferenza di Sharm el-Sheik del marzo 1996, alla quale parteciparono i paesi arabi, tranne il Sudan, l'Iraq, la Siria e la Libia,
ma dove erano presenti anche gli Stati Uniti, la Russia e numerosi paesi occidentali.
L'obiet­tivo della conferenza era la sicurezza d'Israele contro gli attac­chi dei mujahidin.

Il prospetto che emerse fu umiliante. La conferenza adottò decisioni pubbliche e concluse accordi segreti riguardanti la collaborazione, in materia di sicurezza, per proteggere Israele.


Dobbiamo cercare di:
1. Infliggere i più gravi danni e il più gran numero di morti e feriti tra la popolazione del nemico [americano], perché è l'u­nica lingua che conosce l'Occidente.

2. Insistere con le azioni suicide [dei martiri], perché sono le azioni che fanno più male al nemico, mentre i danni fra i mujahidin sono ridotti al minimo.

3. Scegliere i nostri bersagli in maniera tale da toccare i punti vitali dell'avversario.


Dobbiamo elevare le parole d'ordine, come la causa palestinese, dal secondo al primo posto, perché alle masse rimane difficile comprendere le nostre argomentazioni religiose.
Dobbiamo dare priorità al jihad contro Israele. La regione è attualmente infervorata al massimo contro la presen­za americana in terra islamica, e ha dimostrato la sua volontà di fare il jihad contro gli Stati Uniti.


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"L'iniziativa di Abdallah... e il gran tradimento",
"Comunicato di Osama bin Laden a pro­posito dell'ultima malvagia iniziativa proposta dal principe ere­ditario saudita", 15 marzo 2002.
Il comunicato indica che «l'ini­ziativa dell'emiro Abdallah bin Abdelaziz, è uno dei doppi giochi di Abu Rughal [un personaggio simbolo del tradimento all'inizio dell'Islam, nota del traduttore dall'arabo] e un com­plotto americano-sionista coperto dal governo saudita». Egli chiama la nazione islamica ad affrontare quest'iniziativa [il piano di pace con Israele proposto dall'Arabia Saudita durante il vertice della Lega Araba a Beirut nel marzo 2002] con:


1. Il rifiuto di quest'iniziativa di capitolazione e la mobilita­zione della umma con manifestazioni popolari e un'insur­rezione civile fino alla caduta dei governi traditori.

2. Il sollevamento contro gli imam traditori ed ipocriti, che hanno rinnegato la loro religione, tradito la loro umma e che, quindi, meritano la morte.
3. Colpendo gli interessi americani in tutto il mondo, e in modo particolare nella terra della nostra umma araba e musulmana.

4. Boicottando la merce di americani ed ebrei.

5. Uccidendo gli americani e gli ebrei con una pallottola, una coltellata, una pietra ecc.

6. Sostenendo i mujahidin, rimanendo alle loro spalle, inco­raggiandoli e pregando per loro.

Firmato: Osama bin Laden.

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Estratti della biografia consacrata a Osama bin Laden, redatta dai suoi parenti e trovata in Afghanistan.


faccia a faccia con il mullah Omar.

«Il mullah Omar accoglie molto calorosamente Osama [...]. Dice che per lui e i talebani è un onore difenderlo. In primo luogo in quanto ospite arabo generoso, e in secondo luogo in quanto mujahid che ha combattuto a loro fianco nella guerra in Afghanistan. Nel corso di questo stesso incontro, il mullah Omar evoca le gravissime sfide alle quali i talebani hanno dovu­to far fronte fin dal loro arrivo a Kabul e, in particolare, quella di affrontare le forze di Dostum [signore della guerra uzbeko dell'Afghanistan]. Egli si rivolge ad Osama dicendo che è pre­feribile attenuare la campagna mediatica e che questa richiesta è un desiderio, non un ordine né tanto meno un obbligo. Osama risponde che aveva già deciso di diminuire, anzi di congelare completamente le attività mediatiche, addirittura prima di tale richiesta. Il mullah Omar ha apprezzato questa posizione».


un riconoscimento saudita.

«Durante questo tempo, il governo saudita ha riconosciuto i talebani. Si crede che sia una manovra per mettere in imbaraz­zo i talebani chiedendo la loro collaborazione nel "caso Osama". Il governo saudita sta per compiere un passo avanti, mandando un invito a tutti i membri del governo talebano, e personalmente al mullah Omar, per andare in pellegrinaggio in Arabia ed essere ricevuti come invitati ufficiali. Una delle per­sonalità principali del governo talebano, il Primo Ministro Mohamed Rabbani, andrà effettivamente a visitare il regno per il pellegrinaggio. Ma la buona accoglienza non cambia le sue posizioni, né quelle del suo governo. La posizione dei talebani nei confronti di Osama, non è cambiata e nemmeno il rifiuto dato educatamente alle richieste delle numerose delegazioni di diplomatici, di uomini d'affari, di persone vicine ad Osama bin Laden, di personalità del mondo dell'informazione, inviati dal governo saudita».

Osama partecipa alla guerra afghana.

«Un altro avvenimento arriverà e andrà ad aumentare il pre­stigio di Osama presso i talebani. Si tratta del cambio di posi­zione, del suo abbandono della neutralità nel conflitto fra le fazioni afghane e della sua decisione di allearsi con i talebani contro Dostum. Egli ordinò ai suoi uomini di combattere con i talebani. Dopo l'insistenza di Ahmad Shah Massud [signore della guerra tagiko in Afghanistan] di entrare in guerra, Osama pubblicherà una fatwa dagli studenti di teologia che erano con lui, dichiarando che combattere Massud è un jihad legittimo. Tale decisione avrebbe avuto un ruolo importante nell'aiuto ai talebani, perché non erano ancora pronti e le loro prime vittorie erano state ottenute quasi senza combattere, per benevolenza della gente nei loro confronti e con l'adesione dei comandanti locali. Le truppe di Massud e di Dostum erano più salde. Que­sti ultimi erano riusciti a convincerli che si trattava di una guer­ra etnica e non religiosa. Dostum contava sugli uzbeki e Massud sui tagiki.

Dostum e Massud hanno cercato di convincere i loro sosteni­tori che, i talebani, non sono altro che dei pashtun e che voglio­no dominarli. A questo, aggiungiamo che il mondo occidentale si è accorto della pericolosità dei talebani soltanto dopo la cadu­ta di Kabul e dopo la mancata protezione dei talebani ad Osama. Questa posizione ha provocato un incremento del sostegno di Massud e di Dostum da parte dell'America, della Russia, della Turchia, dell'Iran e di altri paesi del mondo.

I talebani hanno rischiato di cadere dopo gli scontri con que­ste forze organizzate, salde e ben sostenute. Almeno in due occasioni sono state le brigate appartenenti a Osama che hanno respinto le forze di Kabul. I talebani non l'hanno dimenticato e il prestigio dello sceicco è aumentato».


Nuovo tentativo di rapimento.

«Nel tentativo di catturare Osama, gli americani e i loro allea­ti non si sono mai scoraggiati. Quando hanno compreso che non sarebbero mai riusciti a convincere i talebani, hanno pensato ad un accordo con i pakistani e il terzo paese [?] per preparare un piano per rapire Osama, lanciando un'operazione di commando dal territorio pakistano. L'addestramento per quest'operazione è iniziato nella primavera del 1997, e la messa in atto del piano era prevista per l'inizio dell'estate. L'operazione era svolta in gran segreto ma, vista la partecipazione pakistana e le simpatie per Osama in seno ai servizi d'informazioni militari pakistani, non era stato semplice mantenere la segretezza del progetto [...]. Per di più, le voci su quest'operazione erano presto arrivate a Osama e ad altri paesi arabi, che hanno subito passato le informazioni alla stampa: il piano americano era ormai svelato.

il Fronte islamico mondiale.

«Quest'evoluzione coinciderà (o forse è una delle sue conse­guenze) con il raggruppamento in Afghanistan di rappresentan­ti di un numero di gruppi islamici, in particolare il movimento della Jihad egiziana e l'arrivo da Osama di numerose delega­zioni del Pakistan e del Kashmir. I dirigenti di uno di questi gruppi sono riusciti a convincere Osama ad allargare il concet­to di guerra contro l'America affinchè diventi una guerra totale e mondiale. Piuttosto che combattere l'America, bisogna ucci­dere ogni americano in età per combattere, in qualsiasi momen­to, in qualsiasi luogo e con loro, gli ebrei».

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Fatwa
pubblicata intorno al 10 novembre 2001
,
da dieci Ulema dell'Arabia Saudita e del Kuwait, in cui si evoca la caduta di Kabul e di Mazar-e-Sharif.

I dieci [Ulema] sostengono l'attacco contro il World Trade Center perché rivela la saggezza di Dio.
La guerra in Afghanistan è fra i musulmani e gli infedeli, e tutti i musulmani devono appoggiare i talebani. Qualsiasi collaborazione con gli americani è haram et kufr [vietata dalla legge coranica ed empia]. Questa fatwa conside­ra la guerra degli americani in Afghanistan, una guerra condotta contro tutte le organizzazioni del jihad, i siti islamici su Internet, le società musulmane in Europa e negli Stati Uniti, le banche islamiche, le organizzazioni umanitarie, le sura sul jihad del Corano, le scuole islamiche. «Quello che è successo nell'America atea e, in seguito,
il panico creato dall'antrace, è frutto della volontà di Dio».

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Fatwa
sul martirio emanata dallo sceicco Ali bin Khodeir al-Khodeir dell'Arabia Saudita.
Questa fatwa è circolata per qualche settimana prima degli attentati kamikaze al World Trade Center.

domanda: In questo momento si parla molto delle operazioni kamikaze di martirio. Siccome siamo vostri allievi e abbiamo studiato la religione con voi, vorremmo sapere il vostro parere su questo argomento.

risposta: Le operazioni di martirio sono parte integrante del jihad e, in queste circostanze, rappresentano il livello più alto del jihad per la gloria di Dio. Ci sono delle prove. Dio ha detto: «Ci sono dei cre­denti che sacrificano la loro vita per volontà di Dio ed egli è cle­mente con queste creature».

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Fatwa
emessa dallo sceicco Ali bin Khodeir al-Khodeir, a proposito delle catastrofi che
sono piombate sugli infedeli e degli attentati contro il World Trade Center.

Vi sono alcuni studenti yemeniti che pongono la seguente questione.

domanda: II Corano vieta le azioni come quella del World Trade Center, difatti dice: «Non attaccate, Dio non ama gli assalitori». O ancora: «Colui che uccide un essere umano senza motivo, è come se uccidesse l'umanità», e così via

Vorremmo un chiarimento.

risposta: Ringraziamo Dio, che vince i colossi ed umilia gli oppressori. Preghiamo per colui che Dio ha scelto per intra­prendere il jihad contro gli atei.

L'immensa gioia che ci avvolge dopo la notizia della catastro­fe piombata sugli oppressori e sugli assalitori miscredenti, è una Sunna per i musulmani.

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Fatwa
di Ahmed Abdallah al-Ali, del Kuwait, emessa prima dell'11 settembre. Essa giustifica le operazioni kamikaze, dal punto di vista islamico e fa parte delle numerose fatwa pubblicate qualche settimana prima degli attentati perpe­trati contro gli Stati Uniti.
Il redattore di questo testo è uno sceicco estremista, allievo [discepolo] del wahhabismo presso l'università islamica di Medina in Arabia Saudita. Egli fu in particolare, il segretario generale del movimento salafita in Kuwait per tre anni, dal 1997 al 2000, ed è molto attivo in Albania.

Come giudicare un attentato suicida?

Se si riflette sulla questione del giudizio da esprimere nei confronti di un attacco [suicida] di un mujahid contro il nemico, in un primo momento sembra che abbia due solu­zioni ma, ad un'analisi più approfondita, ci si accorge che vi è un solo modo di giudicare.

II secondo esempio, è quello del mujahid che decide di suicidarsi, per uccidere un gran numero di nemici (sapen­do che non ci sono altri modi per farlo) o per distruggere un centro vitale del comando del nemico o le sue forze militari. Questo si può fare con dei mezzi tecnici moderni o facendo abbattere un aereo su una città importante, atto che comporterebbe, per il nemico, perdite colossali.

Le fatwa degli Ulema hanno legittimato i casi che abbia­mo citato prima, nella misura in cui il mujahid in questio­ne ha servito gli interessi della sharia, sia castigando il nemico, sia incoraggiando i musulmani a combatterlo sia, ancora, indebolendo lo spirito combattivo del nemico. In effetti, è vietato uccidersi, se non è necessario.

[Dare la propria vita per onorare la sua religione e scon­figgere i miscredenti] è il grado più nobile che un musulmano possa raggiungere, perché Dio ha promesso a questi uomini il paradiso. È il grado più alto della Shahada [testi­monianza della fede].

In un attentato suicida, un uomo o un piccolo numero di fedayin può rimanere ucciso, ma questo atto può mettere un termine al combattimento, a favore dei mujahidin, soprattut­to adesso che gli attentati suicida hanno una maggiore capa­cità d'influenzare in maniera decisiva il corso della battaglia.

Un'altra fatwa, pubblicata in una raccolta difatwa dell'U­lema Mohamed Ibn Ibrahim al-Sheikh, dal titolo "Legalità dell'atto suicida kamikaze", menziona il caso dei kamika­ze algerini che hanno agito contro i francesi. Questo sceic­co ha affermato che un vero musulmano deve morire sotto tortura piuttosto che sacrificare i suoi compagni, cosa che gli permette di diventare shahid [martire]. Questa morte è considerata conforme alla legge.

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Fatwa
dello sceicco Sulayman bin Nasser al-Alwan, datata novembre 2001, che conferma come coloro che hanno commesso l'attentato contro il World Trade Center siano considerati dei marti­ri e che qualsiasi paese che sosterrà gli Stati Uniti sarà considerato kufr [infedele].


domanda: Considerato quello che è successo negli Stati Uniti, noi sauditi abbiamo il diritto di metterci dalla parte degli afgha­ni? Sarebbe contrario al jihad? La morte è un martirio?

Riassumendo, la risposta è la seguente: bisogna restare sem­pre dalla parte dei musulmani, dare loro dei consigli, aiutarli e sostenerli materialmente e fisicamente.


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Fatwa
dello sceicco Hmud bin Ukla al-Chouaibi del­l'Arabia Saudita, sul senso del terrorismo e sulle azioni terroristiche (20 novembre 2001).

(...) È chiaro che l'obiettivo non è semplicemente quello di distruggere l'Islam e porre fine al jihad, ma anche e soprattutto di mettere le mani sulle centrali nucleari del Pakistan, perché essi [i crociati e i sionisti] non permettono che dei musulmani possie­dano l'arma nucleare che minaccia i loro interessi. Sappiamo tutti che i sionisti hanno distrutto una centrale nucleare in Iraq e che vogliono appropriarsi dei giacimenti di petrolio in Asia Centrale.

Il mondo brulica di gruppi terroristici, in Perù, in Argentina, in Colombia, in America del Nord, in Europa, in Spagna, in Ita­lia, in Russia. Perché non li si combatte?

Preghiamo Dio di preservare i musulmani e di riportare la vit­toria totale sui miscredenti, i rinnegati, i politeisti, insomma, su tutti i non musulmani.

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I mujahidin dell'Afghanistan porgono le loro condoglianze alla umma, per la morte dello sceicco dei mujahidin, lo sceicco Hmud bin Ukla al-Chouai'bi.

Questo sceicco è considerato colui che ha legittimato l'attentato al World Trade Center.

Ecco una sintesi di ciò che, in sostanza, viene detto nel testo. Al-Chouaibi era un imam coraggioso, senza paura. Era una montagna che i venti non potevano smuovere. Diceva quello che pensava. Non si aspettava niente da nessuno, se non da Dio. Era un sole che illuminava ogni quesito. Le frontiere non potevano limitare le sue azioni. Le suefatwa si applicavano in tutti i paesi musulmani. Era un argine contro la corruzione. Rompeva la morsa attorno agli Ulema. Un Ulema orienta i musulmani nella vita quotidiana, reli­giosa, economica, politica, sociale, morale e nel jihad.

 

Questo Ulema si caratterizzava per l'interesse che aveva per ogni cosa e per le fatwa. La religione è fatta, prima di tutto, per essere una religione di governo e di Stato.

Firmato Centro di studi e ricerche islamiche, gruppo Abu Banan per l'informazione islamica mondiale.
 

II Comandante dei credenti, mullah Mohamed Omar e lo sceicco bin Laden insieme a tutti i mujahidin, fanno le loro con­doglianze alla umma per la morte dell'Ulema Hmud bin Ukla al-Chouaibi.

In sintesi, si dice che egli era una montagna e che ha sempre emesso fatwa per i mujahidin su tutti i campi di battaglia. Ha dife­so la Palestina e, quando i sovietici invasero l'Afghanistan, stava

dalla parte dei mujahidin. Quando è stato creato l'Emirato islami­co, lo ha sostenuto fino alla fine.

In Algeria, ha dato dei consigli e fornito linee guida.

In Bosnia, fu il primo a difendere i musulmani.

In Cecenia, fu uno dei pochi a sostenere i mujahidin. Durante la seconda guerra cecena, fu il primo a emettere una fatwa che esortava a sostenere i mujahidin con ogni mezzo.

Non si è dimenticato né del Kashmir, né delle Filippine, né dell'Indonesia, né dell'Eritrea.

Quando venne lanciata una nuova crociata contro l'Afghanistan, fu uno dei primi a condannare l'America dei crociati. Quello che è successo in America, è la giusta risposta a quello che è stato fatto ai musulmani in Palestina.

Egli è una "piramide", fra gli Ulema, difendeva i mujahidin e i combattenti dai crociati. Ha combattuto la guerra contro i cro­ciati fino all'ultimo respiro.

Per tutta la sua vita, ha insegnato ai musulmani e li ha soste­nuti in tutto il mondo.

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Visto il numero di minacce che al-Qaeda fa pesare sul mondo, gli esperti temono che l'organizzazione  colpirà, soprattutto negli Stati Uniti, bersagli altrettanto simbolici quanto le Torri Gemelle e il Pentagono, ma con  l'intento di creare un numero di vittime ancora maggiore. (LINK ALLE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA)
Così, secondo le prime conclusioni di una inchesta classificata top secret e consegnata ai responsabili della NATO, l'aereo che si è abbattuto sul Pentagono avrebbe dovuto colpire la centrale  nucleare di Three Miles Island, e non la Casa Bianca. E' stata la reazione dei passeggeri, quando ormai l'aereo volava molto  basso, che ha fatto cambiare i piani dei dirottatori. Un attentato di questo tipo era stato previsto già da molti mesi e,  difatti, la maggior parte delle centrali nucleari americane era oggetto di misure di sicurezza rinforzate applicate dalla  Guarda Nazionale che già proteggeva segretamente 86 siti giudicati 'obiettivi ad alto rischio'.

 

Gli uomini di al-Qaeda e i loro alleati talebani
disponevano di manuali di aviazione e di software di simulazioni  di volo

//Documenti trovati all'aereoporto di Kabul dimostrano che alcuni piloti della compagnia afghana Ariana hanno addestrato alla guida di aerei civili gli integralisti islamici. Alcuni di questi apprendisti piloti, forse futuri kamikaze, hanno lasciato l'Afghanistan prima dell'11 Settembre//  alcuni schedari contenevano le liste di militanti che risiedevano in Europa, Italia, Francia, Belgio, Gran Bretagna e anche  in Canada; altri racchiudevano elenchi di indirizzi di posta elettronica o di siti integralisti poco conosciuti. Alcuni  documenti dimostrano come Bin Laden e i talebani lavorassero di concerto in tema di acquisizione e sviluppo delle armi di  distruzione di massa.
I combattenti di al-Qaeda possono vivere con poco, passano inosservati e molti di loro conoscono più di una  lingua. Hanno imparato l'Enciclopedia del jihad a memoria, come fosse un'appendice de Corano e sanno costruire una bomba  utilizzando una vecchia sveglia e una bombola di gas. Alcuni sanno pilotare Boeing 747 (il più grande dei Boeing), fabbricare tossine botuliniche in cucina, servirsi del computer per cercare istruzioni sui numerosi siti salafiti gestiti da al-Qaeda. (...) Al-Zawahiri:"I  mujahidin hanno una qualità di cui è completamente privo il nemico miscredente, cioè la volontà del martirio, una forza spaventosa (...)

 

Al Zawahiri (...) si vantava con uno dei suoi rappresentanti a Londra di aver reclutato, negli Stati Uniti, 200  agenti dormienti, e questo solo otto mesi prima dell'attentato alle Torri Gemelle.

 

Video del 15 dicembre 2001: "Fino al verificarsi di questo grande avvenimento, centinaia di persone  dubitavano di voi ed erano in pochi a seguirvi. Ora, invece, centinaia di persone si uniranno a voi" - frase detta dai mullah sauditi a Bin Laden.


Due mesi prima dell'attentato al World Trade Center, furono messe in circolazione diverse fatwa che  legittimavano le operazioni suicide. E ve ne furono molte altre  ancora, emesse dopo l'11 settembre, che contribuirono ad attizzare l'odio

 

Un'altra fatwa, quella degli Ulema dell'Afghanistan, approvata dal mullah Omar nel settembre 2001, così  recitava:

"In caso di aggressione da parte dei miscredenti contro un paese islamico, il jihad diventa un dovere sacro per tutti i  musulmani. Se i miscredenti attaccano un paese islamico e il suo popolo non riesce a respingerli, tutti i musulmani, ovunque  si trovino, sono invitati al jihad per respingere il nemico.

I più vicini devono arrivare per primi e così via, finché tutti i musulmani sulla terra non siano giunti sui luoghi del  combattimento". Questa fatwa è stata scritta il 3/7/1422 (8 settembre 2001) e sottoposta al "comandante dei credenti" mullah  Omar, il 6/7/1411 (11 settembre 2001), che l'ha approvata.

Aribandus @ alle 14:14 del 14/06/2007

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categorie: 11 settembre, al-qaeda, complottismo


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