...appunti...

«Preferirei predire in piena libertà, indagando sulla natura, ciò che sarà utile a tutti, anche se nessuno dovesse capirmi piuttosto che, adagiato sui pregiudizi, godermi la lode che mi potrebbero tributare le folle.» Epicuro 





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shiny...from 5/9/05
Premessa
Dopo averci riflettuto a lungo, considerando la pericolosità di diffondere in rete testi propagandistici jihadisti comunque reperibili su libri che ne sono le fonti, decido ugualmente sia il caso che vengano utilizzati come spunto di importante riflessione sul problema del terrorismo islamico, per testimoniare quante e quali siano le menzogne diffuse dai cospirazionisti (complottisti) e dagli antiamericani in genere, per far capire perché l'America agisca in questo modo, per far capire che è il caso che l'Occidente si svegli una volta per tutte, e per mostrare una serie di documenti provanti il legame tra Al-Qaeda e gli attentati dell'11 settembre 2001.
Ri-sottolineo quanto non deve mai essere dimenticato nella lettura di questi testi: sono testi propagandistici, tutte giustificazioni, finalizzati ad aizzare le masse (di kamikaze pure) contro noi "infedeli occidentali" 'capeggiati' da un'America "infedele" che protegge Israele, in nome di una guerra santa che ha come obiettivo, cosa che i media fanno ancora finta di non sentire e di non sapere, quello di islamizzarci tutti.
E ci sta riuscendo perché è di pochi giorni fa la notizia che l'Islam ha superato la religione cristiana in termini di diffusione nel mondo!
Consiglio, perché non siano pericolosamente decontestualizzati, di leggere interamente i libri di cui questi testi ne sono solo un'appendice, e di farne riferimento, che sono:
Il Libro Nero di Al-Qaeda di Roland Jacquard, Terroristi di Vinvenzo Maria Mastronardi e Silvia Leo, Le menti criminali del terrorismo di Yosri Fouda e Nick Fielding,
tutti Newton & Compton Editori.
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Estratti di un memoriale di Rifai' Taha, dove espone una giustificazione degli attentati.
Quest'opera è costituita da cinque capitoli: il primo espone le regole per combattere e uccidere gli infedeli, i versetti del Corano, gli Hadith del Profeta e i pareri degli Ulema a sostegno dell'argomento. Allo stesso tempo, egli spiega che è proibito uccidere degli infedeli con i quali sono stati conclusi degli accordi o dei trattati di pace.
Egli indica anche il modo di trattare le donne e i bambini degli infedeli, spiegando ad esempio che possono essere uccisi, nel caso in cui gli infedeli li utilizzino per proteggersi.
Egli precisa che ugualmente si possono uccidere le donne, i bambini e gli anziani che incoraggiano gli infedeli a combattere, sempre facendo riferimento ai versetti del Corano e ai pareri degli Ulema.
Nel secondo capitolo, Rifai' Taha scrive che bisogna combattere e uccidere non solo i rinnegati, uomini o donne che siano, ma anche coloro che impediscono l'applicazione delle regole della sharia o che loro stessi non mettono in pratica.
Nel terzo capitolo, l'autore menziona i diversi tipi di fattori da combattere che nell'ordine sono l'infedeltà, la rinnegazione e la ribellione. Per quest'ultima, vi è un parere unanime da parte tutti gli Ulema nell'affermare che bisogna invadere i paesi infedeli e fare in modo che abbraccino l'Islam; che bisogna invadere quei paesi senza colpo di intimazione e che per colpirli è permesso ai musulmani di fare uso di armi convenzionali o d'altro tipo.
Nel quarto capitolo, l'autore espone dettagliatamente la maniera con cui bisogna trattare una negoziazione e concludere un accordo di pace con quelli che combattono contro i musulmani. Egli precisa che i musulmani possono negoziare con gli infedeli e con la gente di religione monoteista, ma anche con i rinnegati, i ribelli e tutti coloro che si rifiutano di applicare i precetti della religione.
Per stabilire la pace fra i musulmani e i nemici della religione, prosegue l'autore, bisogna guardare l'interesse legittimo dei musulmani. Gli accordi conclusi fra i musulmani e gli altri devono tenere conto della posizione di forza o di debolezza di entrambe le parti. Se i musulmani sono abbastanza forti da imporre quello che considerano come un dovere legittimo, non è permesso loro di firmare un armistizio con i nemici. È obbligatorio rispettare gli accordi conclusi fra entrambe le parti fino alla loro scadenza.
L'autore fa anche notare che la cosa più importante, dopo aver concluso un accordo, è preservare le vite e i beni di coloro con i quali si è giunti a quell'accordo. Egli precisa poi, che i non credenti, non devono commettere atti di natura nociva per gli interessi dei musulmani stessi o dei paesi a cui appartengono, come il tradimento, lo spionaggio e l'inganno. In ogni caso, l'accordo può essere concluso solo con un numero limitato di persone (circa dieci).
Nel quinto capitolo, l'autore afferma che «visto il sofisticato armamento del nemico, è permesso ai mujahidin di utilizzare armi che possono colpire le persone indistintamente, se in quest'atto vi è un vantaggio per il jihad, anche con l'utilizzo di aerei, di esplosivi o altro. Se i mujahidin attaccano dei bersagli appartenenti alla classe dirigente, essi sono autorizzati a farlo, anche se questo dovesse provocare la perdita di persone non appartenenti a tale gruppo».
L'autore, inoltre, menziona anche la possibilità di uccidere dei musulmani: «È permesso uccidere dei musulmani, se ciò porta alla vittoria della religione dell'Islam e se [i nemici] li usano come scudo, e possono essere uccisi anche se fra di loro ci sono donne e bambini».
Allo stesso modo Rifai' Taha afferma che «gli attacchi contro le infrastrutture [turistiche ed'economiche in Egitto] sono permessi, perché spesso si tratta di infrastnitture del male; i villaggi naturistici, i negozi che vendono alcolici, gli alberghi che affittano stanze ai turisti non musulmani sono dannosi per i musulmani in Egitto. L'industria del turismo ha delle conseguenze negative sui giovani del paese; partecipa alla propagazione delle droghe, dell'aids e può fornire una copertura alle attività di spionaggio [...]». E più avanti: «Colpire il settore turistico priverà il regime di alcune entrate, andando a gravare sul carico finanziario, economico e sociale, E se durante le operazioni contro le infrastrutture turistiche rimanessero uccisi dei cristiani e degli ebrei, ciò è permesso, poiché fanno parte degli infedeli, e nessun contratto protegge le loro vite».
L'autore contempla anche della possibilità di prendere in ostaggio donne e bambini, per intimare la liberazione di alcuni prigionieri o per ottenere qualche interesse legittimo.
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Dall'Home page dell'organo ufficioso di al-Qaeda,
«Al-Ansar» (il partigiano), «Come .affrontare la guerra dei Crociati», «rivista elettronica quindicinale».
Ecco i titoli che figurano su questa pagina datata 15 febbraio 2002:
«Loro vi combattono sempre».
«Al-Qaeda e l'arte della guerra».
«Bin Laden e la questione palestinese».
Estratto da «Al-Ansar» n. 5, 15 marzo 2002.
In un articolo intitolato "Le volpi dell'Islam" scritto da Abù Obeid al-Kurshi (lo squalo), si legge: «II successo dell'attacco di New York annuncia a tutto il mondo che, nella nostra epoca, esistono mujahidin che ricordano i pionieri dell'Islam. Sono giovani e dimostrano grande professionalità. Sono in grado di pilotare aerei con grande maestria, ed eseguono con estrema precisione i piani previsti. Allo stesso tempo, sono pronti a sacrificarsi per ritrovare l'onore della umma islamica».
Poi l'autore prosegue parlando di Ramzi Youssef, il responsabile del primo attacco contro il World Trade Center del 26 febbraio 1993: «Le perdite provocate da questo attacco non sono all'altezza delle ambizioni di Ramzi Youssef, poiché l'operazione era prevista per distruggere completamente il World Trade Center con un bilancio di più di 250.0000 vittime, per infliggere all'America il giusto castigo per i suoi ripetuti e cruenti interventi negli affari islamici».
In un articolo intitolato A proposito del pensiero politico di bin Laden, l'autore attacca l'Arabia Saudita, l'Egitto e la Libia: «I collaborazionisti sauditi, egiziani e libici sono ostaggi dell'amministrazione americana, cioè sionista. I primi a causa della presenza militare americana nel loro paese, con il pretesto di proteggerli dal regime iracheno o dalla minaccia islamica. I secondi, a causa delle bustarelle che il loro paese riceve sotto forma di aiuti economici per combattere la povertà, la carestia e la minaccia del terrorismo islamico. I terzi, a causa del blocco economico imposto al loro paese con il pretesto del sostegno che questo fornirebbe al terrorismo».
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"Una lettera di al-Qaeda dal jihad alla umma musulmana e al nostro popolo eroico in Palestina"
Documento datato 26 Muharam 1423, 9 aprile 2002.
Nel documento si annuncia «prima di tutto, che lo sceicco Osama bin Laden, che Allah lo protegga, è al sicuro, in buona salute, in buona compagnia e che sta lavorando per la tappa successiva. Al-Qaeda ringrazia (colui che non ringrazia la gente non ringrazia Allah) tutti quelli che hanno collaborato e che hanno reso più facile il suo andamento, con le loro anime, il loro denaro o, in modo particolare, con le loro parole e le loro preghiere». E più avanti: «Ricordiamo le tribù dell'Afghanistan e del Pakistan che ci hanno aperto le loro case».
«Annunciamo alla nostra umma musulmana la buona notizia che Allah ci ha aiutato a preparare un programma di jihad più adatto alla situazione attuale e ai cambiamenti sopraggiunti. Tutto quello che ci è accaduto in Afghanistan, non intralcerà la nostra strada».
II numero di mujahidin che fa fronte all'invasione dei Crociati (cristiani) è molto inferiore rispetto alla cifra annunciata dai Crociati, poiché questa tappa ha bisogno di poca gente; ma il nostro piccolo gruppo, con l'aiuto di Allah, è diventato grande ai loro occhi».
«La nostra umma musulmana deve sapere che il numero dei martiri fra i mujahidin non rappresenta che un quarto dei Crociati e dei rinnegati uccisi. Dall'inizio della battaglia abbiam ucciso 6000 fra Crociati e rinnegati e, grazie ad Allah, essi hanno potuto uccidere soltanto un quarto di tale cifra tra le file dei mujahidin, di cui gli arabi costituiscono solo il 10 per cento o poco più».
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Sceicco Abdul Aziz al-Jarbouh.
Principi incrollabili sul destino del jihad.
Abbiamo capito che chiunque combatte la bandiera del jihad sarà battuto. Colui che combatte il jihad, definendolo terrorismo, alla fine sarà il primo ad essere battuto.
Oggi, vi spiegheremo che il comando del jihad è stato dato da Dio per durare e, così come per la religione, bisogna sapere che il jihad non tiene ad un'unica persona.
Tutto ci mostra come gran parte della gente ritenga che il jihad appartiene ad una sola persona.
Noi vogliamo provare che il jihad non dipende né da una persona, né da un'organizzazione, ma da tutti i musulmani. Collegare il jihad ad una persona rende questo concetto debole e diventerà un ostacolo per tutti coloro che vorranno intraprendere il cammino del jihad [...].
Dunque, se il mullah Ornar o lo sceicco Osama bin Laden rimangono uccisi, così come il comandante Khattab o il comandante Basaev [altro capo ceceno], che Dio li protegga, il fatto di ricevere questo da Dio perché hanno vissuto la grazia di morire da martire è per loro una grande vittoria. Ma non per questo il jihad sarà perso, perché è la strada tracciata da Dio e dobbiamo seguirla fino al Giudizio Universale. La vittoria è comunque del jihad, sia che gli uomini stiano dalla parte dei mujahidin oppure no. E come ha affermato lo sceicco Soleiman: «Se Osama bin Laden fosse ucciso, un milione di Osama nasceranno per portare la bandiera del jihad».
È la stessa affermazione fatta dallo sceicco Osama bin Laden in un'intervista televisiva: la mia uccisione è per me un martirio, un martirio per la causa di Dio ed è quello che nelle mie preghiere chiedo a Dio di fare per me. Osama non è un individuo, ma rappresenta un programma in cui tutta la umma crede.
La prima pagina è la copertina di un documento scritto da Abdul Aziz al-Jarbouh, dal titolo "La legalità (legittimata) della distruzione avvenuta in America il giorno del martedì benedetto" [11 settembre 2001].
La seconda pagina riporta l'interrogativo posto allo sceicco Ali bin Khodeir al-Khodeir riguardo la persona di Abdul Aziz al-Jarbouh, sottolineando che il suo nome è menzionato nei forum di dibattito (soprattutto da quando aveva risposto ad alcuni sceicchi che avevano commentato gli ultimi avvenimenti) e che per alcuni ha delle riserve.
Lo sceicco Ali bin Khodeir al-Khodeir risponde che lo sceicco Abdul Aziz al-Jarbouh è un Ulema che conosce molto bene, che è stato in carcere per tre anni a causa dei famosi avvenimenti dell'anno 1415 dell'Egira, e che hanno trascorso tre anni insieme nella stessa prigione.
Egli afferma poi che al-Jarbouh si è laureato nella facoltà di ai-Sharia presso l'università ai-Imam a Riyad nel 1412 e che ha lavorato come professore di cultura islamica nella facoltà tecnica di Riyad. Ha scritto diverse opere di teologia.
Questa risposta è datata 25/7/1422 dell'Egira [13 ottobre 2001].
La terza pagina riporta lo stesso interrogativo riguardo lo sceicco al-Jarbouh, ma in questo caso è rivolta allo sceicco Hammoud bin Aqla al-Chouai'bi. Egli afferma che conosce questo sceicco, che è un buon Ulema e un bravo credente, che difende la religione e insorge contro i trasgressori, cose che, al giorno d'oggi, rappresentano il meglio del jihad. Egli aggiunge che lo sceicco al-Jarbouh ha pubblicato dei libri scientifici e teologici. Al-Chouaibi consiglia di leggerli perché riflettono il suo sapere [...]. Quest'ultimo [morto a gennaio 2002] incoraggia pure al-Jarbouh a continuare il jihad.
L'America nazarena [cristiana] e le difficili scelte dei miscredenti.
Bin Laden il credente e come ricreare la dignità dei credenti.
Scritti dallo sceicco Abdul Aziz al-Jarbouh.
Pagina di Harakat al-Tawhid al-Islami, Movimento di unificazione islamica.
In questi giorni difficili, la tirannica America fa fronte ad una situazione molto delicata fra il Diavolo Bush, impregnato di alcol, e il suo consigliere, l'ebrea Condoleeza.
Egli non sa cosa sta facendo e quello che Dio sta preparando per lui.
[Osama bin Laden è l'unico uomo sulla terra che dice agli americani infedeli: «No, no, no!».
Egli non si è sporcato le mani diventando un agente [al soldo di una gran potenza].
Bin Laden non ha contribuito alla morte di nessun musulmano. Neanche con le parole. Non vende la propria intelligenza ai media, che hanno subito dopo commentato l'episodio dicendo: «Ha ucciso dei bambini, delle donne, dei civili. Sono i media malefici che uccidono l'orgoglio dei credenti e che sbeffeggiano l'onore della gente. Dei media che combattono Dio dalla mattina alla sera e che si preoccupano della morte degli innocenti».
II mondo è più bello grazie all'esistenza dello sceicco Osama bin Laden.
Adesso, sentite parlare sui giornali di rallentamento americano. Che fine ha fatto tutta l'energia che all'epoca ha accompagnato l'avvenimento? Contate su Dio.
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"Lezioni di sicurezza per i mujahidin".
La data di pubblicazione e il nome dell'autore non compaiono sul documento in arabo. L'autore vuole precisare l'importanza di questo documento per i mujahidin.
1. Gli sarà utile per essere al corrente di ciò che lo aspetta in carcere, nel caso fosse catturato a causa della sua negligenza e del non rispetto delle regole di sicurezza. Questo gli permetterà di stare più attento.
2. Gli farà conoscere i diversi tipi d'interrogatori e le regole che lo aiuteranno a resistere per non confessare nulla.
3. Gli farà conoscere l'importanza delle informazioni per il nemico e i metodi di tortura per ottenere tali informazioni.
4. Gli farà sapere che la resistenza è possibile finché c'è fede e volontà, gli unici mezzi per salvarsi dal crollo [psicologico e morale].
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Domande ad Osama Bin Laden, aprile 2001
Pensate che i soldati occidentali o americani, in Afghanistan, possano un giorno arrestarvi o uccidervi?
Noi pensiamo che coloro che hanno intrapreso il jihad in Afghanistan hanno compiuto più del loro dovere visto che, con poche mine e alcuni kalashnikov, hanno distrutto la più grande leggenda militare della storia dell'umanità. Una grande macchina militare si è rotta e non crediamo più nelle grandi potenze. La nostra convinzione è che l'America sia molto più debole della Russia. Secondo quello che ci hanno detto i nostri fratelli che hanno lottato in Somalia, il soldato americano è debole e vigliacco. Dopo la morte di solo ottanta dei loro soldati, essi sono fuggiti, dopo tutto ciò che avevano proclamato sul nuovo ordine mondiale. La nostra idea tollera tutti i credenti, quelli che hanno i mezzi possono intraprendere il jihad e quelli che non sono ancora pronti dovranno lavorare per creare le condizioni necessarie.
La taglia di cinque milioni di dollari offerta dagli Stati Uniti per la sua cattura può, secondo lei, incoraggiare al tradimento i talebani o i vostri seguaci?
Abbiamo dei giovani e preghiamo Dio di preservarli o di accettarli come shahid [martiri della fede] se dovessero morire nel corso del jihad. Essi hanno lasciato il mondo per rifugiarsi in queste montagne e in questa terra. Hanno lasciato la loro famiglia, l'università e sono venuti qui per vivere, combattere e soffrire. Alcuni di loro sono morti. Essi oggi ci osservano e ci guidano.
Gode di buona salute?
Sì, ottima. Sopportiamo il freddo di queste montagne e il caldo durante l'estate. Quanto alle dicerie, lo scopo potrebbe essere quello di voler abbassare il morale dei musulmani oppure di tranquillizzare gli americani insinuando che Osama non può più fare niente. Ma questa causa non è legata ad Osama. Questa umma di un miliardo e duecento milioni di musulmani non lascerà mai la vecchia casa di Dio in mano agli ebrei e a questi cristiani criminali. Questa umma perdura e siamo sicuri che non vuole abbandonare il jihad.
La stampa internazionale ha pubblicato dei rapporti sui vostri sforzi per procurarvi un'arma nucleare, chimica o biologica,
in particolare attraverso i trafficanti dell'Asia Centrale o di altri paesi dell'ex-Unione Sovietica. È vero?
Noi reclamiamo i nostri diritti, reclamiamo l'evizione degli americani dal mondo musulmano e la fine del loro dominio su questo mondo musulmano. Noi crediamo che questo rientri nel diritto di ogni uomo di difendersi. Nel momento in cui Israele accumula centinaia di testate e di bombe nucleari, nel momento in cui l'Occidente dei crociati controlla la maggioranza delle armi, diventa un diritto, ed è il motivo per il quale ricusiamo qualsiasi accusa a questo proposito. Ci siamo congratulati con il popolo pakistano quando è entrato in possesso dell'arma nucleare e noi crediamo che questo sia un nostro diritto.
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Fatwa degli Ulema afghani in caso di aggressione americana, approvata dal mullah Omar nel settembre 2001:
Gli afghani hanno sempre fatto riferimento agli Ulema per tutto ciò che accade al loro popolo.
Di fronte agli ultimi avvenimenti e alle minacce avanzate dagli americani, gli Ulema afghani hanno fatto il loro dovere pubblicando la seguente fatwa:
1. Tutti i libri sacri musulmani concordano nel ritenere che, in caso di aggressione da parte di infedeli contro un paese islamico, il jihad diventa il sacro dovere di tutti i musulmani. Le prove si trovano nel Corano, nella Sunna e nelle interpretazioni degli imam e dei teologi [...].
2. Se gli infedeli attaccano un paese musulmano e il popolo di quel paese non riesce a respingerli, tutti i musulmani, ovunque si trovino, sono invitati al jihad per cacciare il nemico. I più vicini devono giungere per primi e così via, fino a quando tutti i musulmani del mondo non si trovino sui luoghi di combattimento.
Questa fatwa è stata scritta il 3/7/1422 [21 settembre 2001] e sottoposta al comandante dei credenti, il mullah Ornar, il 6/7/1422 [24 settembre 2001] che ha dato la sua approvazione.
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Traduzione di alcuni estratti del "Bilancio del movimento talebano", opera scritta da religiosi pakistani in favore dei talebani per controbilanciare i media del nemico.
Prefazione
Questo appello della terra islamica d'Afghanistan a tutti i musulmani di questo pianeta, lo lanciamo al posto dei nostri fratelli afghani, e come dovere sia verso i nostri fratelli sia religioso. Un testo che mettiamo nelle mani dei nostri fratelli musulmani per raccontare loro la storia dell'Emirato islamico e di tutte le realtà dell'Afghanistan, prima che l'Emirato islamico fosse istaurato. Vi si trovano i punti di vista dei dirigenti di tale Emirato e la risposta alle accuse fatte contro di loro.
Intervista al mullah Ornar:
domanda: Chi è il "comandante dei credenti"?
mullah omar: II movimento talebano è fondato sulla forza morale. Guardate gli Stati Uniti e la Russia, non sono mai unite se non per combattere un piccolo paese come l'Afghanistan e il movimento dei talebani. Sembra dunque che i talebani abbiano una forza morale e spirituale in grado di terrorizzare questi due paesi. L'America e la Russia temono le ripercussioni di tale forza.
Confidiamo in Dio; anche se il mondo intero si mettesse contro di noi, non abbandoneremo la nostra strada. Abbandonare la propria religione per un musulmano significa la morte sicura. La morte del corpo non è niente in confronto alla morte religiosa. Se vogliamo la vita, dobbiamo rimanere agganciati alla nostra religione [...].
domanda: Le Nazioni Unite insistono affinchè lo sceicco Osama bin Laden sia consegnato e processato, altrimenti aumenteranno le sanzioni imposte all'Emirato islamico. Quale pensiero avete a tale riguardo?
mullah omar: Le minacce delle Nazioni Unite non possono in nessun modo costringerci a consegnare lo sceicco Osama bin Laden o ad abbandonare il suo credo islamico. Lo sceicco Osama bin Laden è un musulmano emigrato in Afghanistan. È ospite degli afghani. Allontanarlo dal paese o consegnarlo sarebbe contrario all'Islam e alle usanze afghane. Per di più, se l'Emirato islamico e il popolo afghano cambiassero la loro posizione rispetto allo sceicco Osama, essi subirebbero delle perdite enormi.
Lo sceicco Osama bin Laden non agisce contro nessuna persona sul territorio dell'Emirato islamico. È ciò che gli abbiamo chiesto e abbiamo la certezza che egli rispetterà l'accordo e che non arrecherà alcun danno nei rapporti tra l'Emirato e gli altri paesi.
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Emirato islamico.
Ufficio privato del Comandante dei credenti.
Che Dio lo protegga.
3/8/1420 dell'Egira [12 novembre 1999]
Rispettabili e onorevoli Ulema.
In questo mondo abbietto, noi e voi abbiamo fatto rivivere l'Islam fino a un determinato momento.
Per di più, gli Stati Uniti non accetteranno nulla se non consegniamo loro Osama bin Laden. Se lo consegniamo sarà un colpo durissimo per i musulmani e fatale per la politica dell'Islam. Se non rimaniamo forti nei confronti degli Stati Uniti, la loro ostilità ne sarà rafforzata.
Il nostro desiderio è issare la bandiera dell'Islam, per il resto provvederà Dio. Quello che succederà dopo non sarà per bin Laden, ma sarà una questione di ateismo e di Islam. Se lo consegniamo, sarà la bandiera dell'ateismo ad essere alzata, se lo teniamo sarà quella dell'Islam.
Per issare molto in alto lo stendardo dell'Islam, i musulmani devono per obbligo sopportare tutti i mali.
Noi abbiamo saggiamente provato tutto, ma non possiamo dimenticare che «gli ebrei e i nazareni non saranno mai soddisfatti di voi, a meno che non siate seguaci della loro religione».
Rispettosamente,
II servitore dell'Islam, il Comandante dei credenti
Mullah Mohamed Omar Mujahid.



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